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La Polveriera: ditta Baschieri & Pellagri

Cenni storici

La ditta Baschieri e Pellagri fin dalla sua nascita, oltre un secolo fa, si e’ collocata come una delle attivita’ principali, del territorio di Castenaso e anche oggi, a 140 dalla sua fondazione, rimane una grande evidenza del territorio.

Ma ripercorriamone brevemente la storia e purtroppo le vicissitudini, anche amare, che l’hanno caratterizzata.

Era stato sul finire del 1885 che in un podere delle campagne di Marano alcuni uomini, sotto la direzione del proprietario del fondo Settimio Baschieri, e del chimico Guido Pellagri avevano iniziato le prove per la fabbricazione di una nuova polvere da sparo per caccia che, a differenza di quella nera in uso all’epoca, non faceva fumo all’atto della deflagrazione. Gli esperimenti avevano portato al debutto sul mercato italiano, nel 1886, della polvere Acapnia (dal greco, «senza fumo»). Nasceva così la Baschieri & Pellagri, una ditta specializzata nella produzione di polvere da sparo, che a lungo avrebbe rappresentato il principale, se non l’unico, punto di riferimento industriale del territorio castenasese.

Operava in un settore solo apparentemente di nicchia che pero’ in quegli anni rappresentava un interessante campo di ricerca e sviluppo.

La B&P ha inizio con una baracca di legno in mezzo ad un campo del podere di via Frullo (allora) al n. 17. L’espansione della produzione provoca i primi inquinamenti dei circostanti maceri e la protesta dei contadini che pero’ non ottengono alcunche’ venendo la ditta sempre assolta dalle accuse.

La ditta Baschieri & Pellagri ha avuto però una storia tormentata, considerando tutti gli incidenti che si sono susseguiti nel corso degli anni, proprio per la tipologia molto pericolosa della produzione.

La prima esplosione avvenne gia’ il 7 dicembre 1891 e causò 4 morti e 3 feriti e l’edificio di fabbrica ando’ completamente distrutto. Con una grande gara di solidarieta’ tra i cacciatori si raccolsero fondi per riaprire l’azienda.

All’inizio del ‘900 la produzione era di 40/50 q.li /anno di polvere mentre nel 1921 si arrivo’ a 1.500 q.li.

Al censimento del 1911 la principale attivita’ industriale era la Baschieri & Pellagri che aveva 48 dipendenti e Castenaso contava poco più di 4.600 abitanti e non aveva impianto di illuminazione pubblica elettrica.

Nel 1913 vi fu una dura vertenza al polverificio. I dipendenti chiedevano 25 centesimi di aumento delle paghe giornaliere. L’azienda licenzio’ tutto il personale ed assunse “i crumiri” che venivano protetti da un reparto di cavalleria stanziato a Castenaso. Tutta al popolazione solidarizzo’ coi lavoratori fino a quando la vertenza non si ricompose.

Pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale (1918), la Baschieri & Pellagri fu dichiarata azienda ausiliaria e si concentrò nella produzione di fulmicotone destinato ai polverifici bellici. In questa fase nell’impresa gli impianti furono rimodernati e molte fasi di lavoro vennero ulteriormente meccanizzate, con innovazioni di processo che consentivano di guadagnare in efficienza ed efficacia.

Nella societa’ civile la guerra portò con sé oltre a un forte aumento di prezzi per i generi di prima necessità, con grande svalutazione della lira che dal 1915 al 1918 perde il 60% di valore arrivando a perderne il 75% nel 1921, il timore della disoccupazione per molti operai e giornalieri, dato che molte industrie dovettero diminuire o fermare la loro produzione a causa delle diverse necessità nazionali. Prosperarono invece le industrie belliche, in particolare il polverificio Baschieri e Pellagri di Marano, che ovviamente poté ampliare la propria produzione.

A dicembre del ‘20 torno’ alla ribalta nuovamente il polverificio Baschieri & Pellagri in quanto a seguito della diminuita produzione, per la cessazione delle commesse militari, licenzio’ parte degli operai, chiudendo lo stabilimento anche per un certo periodo. L’attivita’ venne ripresa il 14 marzo 1921. Gli operai chiedevano inoltre l’aumento dei salari ma l’azienda assicuro’ che li avrebbe aumentati solo agli operai rimasti se non si sarebbero fatti rappresentare dai sindacati. Il 5 Gennaio ‘22, alla riapertura del polverificio dopo le feste natalizie, venne proclamato uno sciopero. La proprieta’ annuncio’ quindi che avrebbe licenziato tutti e assunto “solo” operai attraverso l’organizzazione sindacale fascista. Si sviluppo’ una lunga trattativa mediata dal prefetto di Bologna. Gli operai tornarono in fabbrica ma venne pubblicato sul “Carlino” un documento che suonava di condanna all’operato dei sindacati.

Negli anni tra le due guerre dal punto di vista industriale crebbe l’attivita’ della Baschieri & Pellagri.

Nel 1923 venne realizzato un banco di prova per polveri e cartucce, il secondo in Italia dopo quello del 1910 a Gardone Val Trompia. Prima di allora le prove di tiro venivano effettuate in verticale verso l’alto sparando su di un bersaglio posto sulla sommita’ della ciminiera degli impianti caldaia. Gia’ nel 1927 si effettuò la prima spedizione di polvere verso il Nord europa. In quell’anno gli addetti erano 84, ma cinque anni dopo erano già saliti a 120.

Ma in quegli anni purtroppo si aggiunsero altre calamita’.

La seconda esplosione alla polveriera di Marano avvenne il 24 ottobre 1929, provocando 28 (20?) morti e parecchi feriti. Saltarono 200 quintali di esplosivo e due terrapieni causando danni notevoli nei dintorni e distruzione pressoche’ completa di tutti i vetri del vicinato. Lo scoppio rese inabitabile il vicino (quasi dirimpetto) palazzo Gentilini in via del Frullo ed a nulla valsero le cause intentate per il risarcimento. Il palazzo rimase semi diroccato fino al ‘47 quando venne raso al suolo ed ora rimangono solo i due pilastri all’angolo tra via Frullo e via Ca’ dell’Orbo. Pare inoltre che anche il palazzo comunale di Castenaso “tirasse” alcune crepe. Anche la chiesa di S. Cecilia della Croara (San Lazzaro) subi’ danni alle finestre e vide la sostituzione di numerosi telai e la reintegrazione dei vetri.

Furono eretti due monumenti funerari per le vittime, uno nel cimitero di Castenaso, l’altro al Cimitero della Certosa di Bologna.

Ma l’attivita’ non si ferma e sempre nel 1929 venne creata da Ulisse Manfredi, titolare della ditta, la polvere MB la polvere storica piu’ blasonata al mondo.

Si arrivo’ cosi’ allo scoppio del secondo conflitto mondiale (1940), lo stabilimento venne dichiarato “ausiliario” e i dipendenti militarizzati.

Al tempo di guerra al polverificio di Marano arrivavano tramite la ferrovia “della Piccola Velocita’” (Veneta) ogni giorno trenta o quaranta vagoni di tritolo dalla Germania ed altri vagoni di legna e carbone. Il polverificio contava oltre 2.000 (1.500 ?) addetti (700 nel 1938-’39 e 800 nel 1943) che lavoravano a turni continui.

Il 30 Agosto del 1940 avvenne uno scoppio. All’inizio la censura del regime ammise solo 10 caduti, saliti poi a 38 e numerosi feriti, mentre poi si scopri’ che il bilancio fu di 103 vittime e oltre 500 feriti. [alcune fonti lo citano come opera di sabotaggio. Si ritiene assai improbabile cio’, mancando un’utilita’ reale alla realizzazione di un sabotaggio e per il numerosissimo numero di morti e feriti che si sarebbero potuti avere (come poi accadde), tutti delle classi piu’ disagiate. Forse trattasi di voci artatamente messe in giro dal regime per giustificare l’evento catastrofico: nda]. Dopo lunghe e laboriose trattative col governo viene riadattato lo stabilimento e riavviata la produzione ma gia’ il 20 settembre 1941 avviene un’altra esplosione di un carico di fulmicotone durante lo scarico, provocando 4 morti e diversi feriti e ingentissimi danni a impianti e fabbricati.

Il 26 luglio 1943, dopo la caduta di Mussolini, alla Baschieri & Pellagri si svolse uno sciopero, con l’invito rivolto agli operai e agli impiegati di raggiungere Bologna per partecipare alla manifestazione indetta dal Comitato Regionale della Unione Nazionale per la Pace e per la Libertà. Cio’ portò all’arresto di numerosi operai.

La fabbrica, poi, dopo l’8 settembre fu occupata dalle truppe tedesche che ne mantennero il controllo fino all’Aprile del 1945. In questi anni difficili, segnati anche dai bombardamenti alleati, l’area produttiva fu danneggiata a più riprese. Nel contempo, i vertici della società collaborarono attivamente con la Resistenza, contribuendo quindi alla lotta di Liberazione.

Il dott. Adolfo (Dodo) Manfredi con un vero “revirement” rispetto alle sue convinzioni politiche precedenti, si prodigo’ per agevolare la fornitura di armi e munizioni ai partigiani e sostenne le rivendicazioni degli operai in occasione degli scioperi.

Dopo l’occupazione nazista del polverificio accadde un fatto strano: il maresciallo tedesco Muller, addetto ai controlli delle forniture ed ordini tedeschi, non si sa’ se per convincimento o senso della realta’, non ostacolo’ ed assecondo’ per quanto possibile il movimento partigiano, promuovendo inoltre la liberazione di operai (o presunti tali) del polverificio dopo le retate nazi-fasciste. Assecondato anche dal direttore Dodo Manfredi, facendo in modo che ad insaputa dei vertici nazisti la B&P diventasse l’arsenale clandestino dei partigiani Bolognesi.

Il mar. Muller inoltre si prodigo’ per la liberazione degli uomini rastrellati subito dopo la battaglia del 21 Ottobre spacciandoli per operai del polverificio (cosa che in parte era vera).

Gli operai del polverificio scioperarono ancora nel gennaio 1944 per l’aumento dei salari e delle razioni dei generi alimentari e nuovamente il 3 marzo dalle 11 a fine giornata, per una distribuzione equa dei grassi, il miglioramento della mensa e l’assegnazione di copertoni per le biciclette, con il supporto della cittadinanza che protestò davanti al Municipio. Due giorni prima avevano manifestato anche i contadini, «rivelando un blocco unitario dei lavoratori» che preoccupò non poco i fascisti e il questore di Bologna.

Nell’azienda e’ forte l’attivita’ antifascista e si opera facendo pervenire esplosivi ed armi ai partigiani. Ma il prezzo da pagare e’ alto a Novembre 1944, Giorgio Maccaferri il direttore del polverificio e cugino del titolare, viene prelevato e portato via. Il suo corpo verra’ rinvenuto il giorno dopo in piazza Malpighi.

Nell’Aprile 1945 lo stabilimento della Baschieri & Pellagri fu occupato dal 2o Corpo polacco e di lì a poco ritornò alla proprietà, che si attrezzò immediatamente per ripristinare i danni e riavviare la produzione. Vengono recuperati i macchinari per la lavorazione delle polveri che erano stati interrati o nascosti nei fienili per evitarne l’asportazione da parte dei tedeschi in ritirata e viene riparato il deposito delle polveri distrutto in un’esplosione causata da una sigaretta dove avevano perso la vita alcuni soldati polacchi.

Nei primi anni del dopoguerra la Baschieri & Pellagri diventa una sorta di “magazzino” incamerando tonnellate di ordigni, bombe e granate provenienti dalla vicina “linea Gotica”. Ecco che quindi per l’uscita di fosforo da un’ogiva sotto una catasta di bombe di mortaio, il 9 Luglio 1947 si verifica una fortissima esplosione (l’ultima ad oggi con vittime) che provoca 17 vittime con gravi danni agli impianti.

Anche negli anni di questo inizio secolo (XXI) si ripresento’ ancora una volta il problema della polveriera di Marano.

Nonostante gli ulteriori lavori di bonifica del terreno nell’azienda del Luglio 1997, il 28 Luglio 2002 avvengono quattro boati. Essendo Domenica fortunatamente non si lamentano vittime. Un grande cratere prende il posto di due essiccatoi e di un locale per la miscelazione. L’impianto delle polveri rimarra’ chiuso per 30 mesi. Col Genio Militare si bonificano 500.000 mq di terreno tracciando quadrati di 2,8 mt di lato e sondando il terreno in cinque punti fino a 5/6 mt di profondita’. Le deflagrazioni sono avvenute a causa di uno dei 4.000 residuati rimasti interrati dopo lo scoppio del’47 e di cui nessuno conosceva l’esistenza.

Rattrista il fatto che oggi, sull’elegante sito della ditta, non compaia nemmeno un pensiero verso le persone che hanno perso la loro vita lavorando per la prosperità dell’azienda.

Ma la polveriera di Marano non cessa di impensierire.

Erano all’incirca le 11:00 del 10 Luglio 2023 quando, all’interno di uno dei magazzini dell’azienda Baschieri & Pellagri ha preso fuoco, per cause accidentali, un macchinario. L’incendio è stato prontamente domato e per fortuna non ha creato danni ingenti.

Le immagini

Bibliografia e note

https://www.storiaememoriadibologna.it/scoppio-della-polveriera-di-marano-947-evento

https://www.bibliotecasalaborsa.it/bolognaonline/cronologia-di-bologna/1929/scoppia_la_polveriera_di_marano

https://www.bibliotecasalaborsa.it/bolognaonline/cronologia-di-bologna/1940/esplosione_alla_polveriera_di_marano

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/fiamme-e-paura-alla-polveriera-di-marano-809d2acc

https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&code=65123&Chiesa_di_Santa_Cecilia_della_Croara__San_Lazzaro_di_Savena

Castenaso: la storia, i luoghi, le immagini, a cura di Giancarlo Roversi, Bologna, Edizioni Luigi Parma, 1984;

Castenaso dal Risorgimento alla Resistenza, Castenaso, Comune, 1984;

Un territorio che cresce. Castenaso dalla Liberazione a oggi, a cura di Carlo De Maria, Tito Menzani

CASTENASO: un contributo per la conquista della liberta’ e della democrazia (1900 – 1975)

BASCHIERI & PELLAGRI 1885 – 2010

B&P people (pubblicazione Baschieri)