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La vasca romana

La vasca romana

Il sito archeologico di Villanova, tra via Morante, via Merini e via Serao

Tra il 2019 e il 2025, in occasione della costruzione di tre nuovi edifici residenziali (Lotti 10, 11 e 12), sono state realizzate diverse campagne di scavo archeologico nell’area compresa tra via Morante, via E. Merini e via M. Serao (committente: Abitare Villanova srl studio di progettazione urbanistica e architettonica).

Queste indagini, coordinate dalla Dott.sa Annalisa Capurso della Soprintendenza Archelogia, Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Bologna, hanno permesso di ricostruire la lunga storia del territorio, che mostra una continuità di insediamenti dall’età villanoviana fino all’epoca moderna. I reperti confermano che questa zona è sempre stata caratterizzata da una forte vocazione agricola e abitativa.

 

Il lotto 11: una fattoria romana

Le tracce più significative dell’epoca romana sono state rinvenute nel lotto 11, dove sono emersi resti di una fattoria di età imperiale. Gli archeologi hanno riconosciuto due fasi principali di utilizzo dell’area, distinguibili per l’orientamento diverso dei canali e delle strutture idrauliche. Nella prima fase (metà del I secolo d.C.) il complesso rurale era orientato secondo un asse quasi astronomico, comune ad altri insediamenti della zona di Villanova e forse legato al tracciato di una strada diretta verso il territorio ravennate.

L’elemento principale del complesso rurale era un cortile pavimentato con frammenti di laterizio e ceramica (7,5 × 4,5 m), attorno al quale si disponevano ambienti di lavoro e spazi artigianali per la trasformazione dei prodotti agricoli. Tra le strutture individuate vi erano una vaschetta rettangolare in muratura e un dolio (grande contenitore) per la conservazione degli alimenti. L’edificio, costruito con materiali semplici e deperibili (legno, paglia e argilla), era di dimensioni modeste e probabilmente gestito da un piccolo nucleo familiare dedito all’autoconsumo. L’assenza di monete o pesi da commercio suggerisce infatti un’economia domestica, anche se la presenza di alcune anfore di importazione indica contatti con l’area adriatica e il Mediterraneo orientale. Nella seconda fase (III secolo d.C.), la fattoria venne abbandonata o smantellata, e l’area fu riconvertita a uso agricolo. Le antiche strutture lasciarono spazio a nuovi canali di drenaggio, questa volta allineati con il reticolo centuriale romano, segno di una riorganizzazione del paesaggio rurale.

La vaschetta: un piccolo impianto produttivo

Uno dei ritrovamenti più interessanti è una vaschetta in muratura profonda circa 55 cm e con lati di 1,60 × 1,30 m. Era costruita con pareti in mattoni e rivestita da intonaco impermeabile; il pavimento era formato da piccoli mattoncini di forma esagonale (esagonette) fissate sopra uno spesso strato di cocciopesto. Al centro si trovava una piccola conca per la raccolta dei liquidi derivanti dalle lavorazione dei prodotti agricoli. Sulla base di alcuni confronti, gli studiosi ipotizzano che fosse utilizzata per la pigiatura dell’uva, anche grazie alla presenza di numerose anfore vinarie restituite dal sito e di alcuni dolia, all’interno dei quali avveniva la fermentazione del mosto. Alcuni di questi grandi contenitori, riparati in antico con grappe di piombo, furono forse riutilizzati in un secondo momento per conservare cereali o legumi.

Successivamente (fine II – III sec. d.C.), la vaschetta venne parzialmente demolita e riempita di terreno e malta. Le pareti interne mostravano tracce di scorie ferrose, segno che la struttura fu riutilizzata in ambito metallurgico, forse per piccole lavorazioni artigianali.

Grazie al coordinamento dell’ing. Giovannini e dello studio “Abitare Villanova srl”, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Bologna, è stato possibile realizzare una complessa operazione di recupero e conservazione della vasca rinvenuta nell’area. L’intervento ha previsto una prima fase di pulitura e consolidamento del manufatto direttamente in situ, al fine di garantirne la stabilità durante le successive operazioni di movimentazione. Successivamente, la vasca è stata accuratamente isolata e protetta all’interno di una cassaforma, quindi sollevata mediante gru e trasferita in sicurezza all’interno dell’edificio oggi sorto sul punto del ritrovamento (via A. Merini 2).

Nel nuovo complesso, la vasca è stata collocata in uno spazio appositamente allestito nell’area d’ingresso, concepito per valorizzare il reperto e consentirne la fruizione pubblica. Qui, dopo il completamento delle operazioni di restauro, l’opera è divenuta elemento centrale di un percorso espositivo che ne racconta la storia, il contesto di rinvenimento e le tecniche di conservazione adottate

 

Un tassello della storia del territorio

Gli scavi del lotto 11 raccontano la vita quotidiana di una piccola comunità rurale romana, impegnata nella produzione agricola e nella lavorazione dei prodotti del territorio. La loro storia, recuperata grazie alla ricerca archeologica, contribuisce a ricomporre il mosaico dell’evoluzione del paesaggio di Villanova, testimoniando la continua presenza umana in questa zona per oltre duemila anni.

Nel calendario romano, le Vinalia Rustica, celebrate ogni 19 agosto, segnavano il periodo della vendemmia imminente e in quel giorno i contadini offrivano a Giove il primo grappolo maturo, chiedendo protezione per le vigne e un raccolto abbondante. Era un momento di comunità, di ringraziamento e di speranza, poichè il vino, frutto del lavoro e dono della terra, rappresentava la prosperità condivisa.

Oggi, a distanza di quasi duemila anni, lo spirito di quella festa antica rivive nelle tradizioni locali: ogni anno, infatti, nel terzo weekend di settembre Castenaso celebra la sua Festa dell’Uva, un appuntamento che unisce il gusto, la memoria e la convivialità. Bancarelle, degustazioni, musica e sfilate popolari raccontano non solo la fine della stagione estiva, ma anche la continuità di un rito agricolo che ha accompagnato le comunità rurali fin dall’antichità, celebrando ancora una volta il legame fra l’uomo, la terra e il vino.

– Per approfondimenti e’ possibile visitare la sezione “S. Lazzaro Romana” del Museo della preistoria L. Donini, via Fratelli Canova 49, S. Lazzaro di S. -BO-

Si ringraziano per la preziosa collaborazione il dott. Cristian Tassinari, archeologo della ditta TECNE srl, azienda con lunga esperienza nell’archeologia e nella salvaguardia dei beni culturali el’Ispettrice dott.ssa Annalisa Capurso, archeologa SAPAB (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio) per la citta’ metropolitana di Bologna.

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